I tessuti della GRRC

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IL GRRC – INDIA

Il GRRC è una Ong nata nel 1983 ad Alampoondi, un piccolo villaggio del Tamil Nadu. Il centro fu creato da padre Shantidas della congregazione dei Piccoli Fratelli di Gesù per assistere i lebbrosi della zona, ma col passare degli anni il centro è cresciuto e ha iniziato a diversificare le sue attività. Al momento esistono tre settori ben strutturati: il laboratorio tessile, il centro di riabilitazione per disabili e la clinica erboristica. Il laboratorio tessile è un centro di tessitura, ricamo e sartoria che impiega circa 40 persone, in parte disabili. I lavoratori hanno un salario equo, integrato da altri benefici: un pasto gratuito al giorno, fondo di previdenza, sostegno alle spese sanitarie, sostegno alle spese scolastiche per i figli. Il laboratorio è autosufficiente, si mantiene attraverso le vendite locali (60%) e le esportazioni.
Il centro di riabilitazione per disabili assiste dal 1987 persone afflitte da poliomielite, lesioni cerebrali, ritardi mentali e handicap fisici. Il centro è provvisto di un laboratorio ortopedico, di un ostello che fornisce ospitalità e istruzione elementare a 25 bambini afflitti da handicap fisico, di un centro diurno per bambini con ritardo mentale e di una equipe che segue a domicilio altri bambini della zona portatori di handicap.
Il centro si mantiene attraverso la contribuzione delle famiglie, alcuni fondi pubblici e donazioni private.

LA CLINICA

La clinica erboristica Malarchi (fioritura) è attrezzata per curare seguendo le antiche pratiche della medicina indiana. Dalla sua fondazione ha trattato oltre 5.000 pazienti. La clinica dispone di un orto, di un laboratorio per la preparazione dei rimedi e di una coltivazione di spirulina, una pianta acquatica nota per il suo valore medicinale e nutritivo. La clinica si mantiene attraverso la vendita della spirulina e con i contributi dei pazienti. GRRC ha fatto propri gli insegnamenti gandhiani e in particolar modo quello che propone lo sviluppo come percorso avente origine nella base della società, nelle comunità: si è strutturato come un’organizzazione di villaggio gestita dagli abitanti.

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Saponi “laSaponaria”

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LA SAPONARIA

La Saponaria è una piccola impresa cosmetica, nata autoproducendo saponi naturali per Gruppi di Acquisto Solidale e che, con gli anni e l’apprezzamento sempre crescente per i suoi prodotti, ha ampliato la gamma ed è diventata una realtà molto conosciuta tra chi cerca di unire cura del corpo e natura.
Tutti i prodotti sono realizzati nel loro laboratorio con ingredienti scelti tra produzioni locali biologiche, erbe spontanee, olii essenziali equosolidali (i nostri), piante “dimenticate” come la canapa. Proprio quest’ultima è l’ingrediente caratterizzante della linea uomo Hippiness che, oltre ad essere composta da ottimi prodotti, rappresenta un progetto speciale di riscoperta, utilizzo e promozione di una pianta con caratteristiche ecologiche importanti: non richiede nessun tipo di trattamenti chimici, ha bisogno di poca acqua e ha la capacità di rigenerare i terreni.

I PRODOTTI

Tutti i prodotti sono certificati biologici, realizzati con ingredienti naturali e sostenibili, senza Sles, Siliconi, Edta, profumi, coloranti sintetici e derivati petrolchimici.
Tra gli ingredienti alcuni sono equosolidali come i nostri oli essenziali (da Phalada, India).
Abbiamo iniziato da circa un anno a collaborare con la Saponaria fornendo le materie prime. Al momento si trovano solo in alcuni dei prodotti a listino, ma il progetto è quello di andare a sostituirne altre nel corso del tempo, sempre in funzione dell’accoglienza che questi prodotti troveranno in bottega.

Abbiamo inserito a catalogo i prodotti La Saponaria per la loro qualità e le loro scelte produttive che comprendono:
• ingredienti e produzione a Km 0 e appoggio ai piccoli produttori locali
• ingredienti biologici ed equosolidali (Certificazione Biocosmesi Suolo & Salute)
• produzione artigianale, estremamente curata e attenta a ogni singolo elemento
• ricette semplici, efficaci e a basso impatto ambientale
• no a Sles, Siliconi, Edta, profumi, coloranti sintetici e derivati petrolchimici
• no ad olio di palma e ad ingredienti ambientalmente insostenibili
• no ai test sugli animali (adesione alla lista VIVO Cruelty Free)
• packaging “leggero”, ecologico, riciclabile, realizzato in alcuni casi con materie prime riciclate
• prezzo equo

SAPONE ALEPPO

Sapone naturale e solidale all’olio extravergine di oliva e alloro!
Il famoso sapone d’Aleppo fatto a ‘modo nostro’, per pelli e animi sensibili a sostegno del popolo siriano.
Contiene olio di alloro (per sostenere un’economia in difficoltà), olio di oliva (per lenire la pelle e simbolo di pace) ed oli essenziali di lavanda e salvia per un fresco profumo di pulito e di natura.
È fatto artigianalmente nel nostro laboratorio, la sua formula è delicatissima, produce una leggera schiuma morbida e cremosa ed è adatto a tutti i tipi di pelle, ultradelicato, 100% non profit!

Per ogni sapone acquistato, un sapone o prodotti cosmetici di pari valore saranno donati alla Fondazione Terres Des Hommes che li distribuirà nei kit di emergenza rivolti ai migranti che arrivano nel nostro Paese, in particolare bambini e famiglie con bambini (Progetto Faro).

 

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Le borse del progetto Craftbeauty

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Il progetto

Portare felicità agli altri, perchè la felicità porta sempre altra felicità: questo è il motto di Craftbeauty organizzazione nata nel 2003 in Vietnam con l’obiettivo di coinvolgere artigiani locali, in prevalenza donne, aiutarli a distribuire i loro prodotti e  a garantirsi così un reddito stabile e sicuro.

I più di 100 artigiani coinvolti realizzano borse e accessori con pregiati tessuti vietnamiti come seta Ha dong, seta grezza, taffettà, cotone, lino, canvas.

Craftbeauty supporta con formazione e progetti le fasce più deboli della popolazione, come donne disabili, agricoltori in difficoltà e con redditi incerti e stagionali, artigiani e sarti dei villaggi, esperti nelle tecniche tradizionali ma esclusi dal mercato.

Attraverso corsi di formazione, supporto nello sviluppo prodotti e l’attivazione di una efficace rete di commercializzazione, Craftbeauty attiva un circolo virtuoso nelle vite dei gruppi coinvolti, che riacquistano fiducia nelle proprie capacità e producono reddito per sé e le proprie famiglie.

(Fonte: http://www.altraq.it/produttori.php?pr=110)

In Bottega potete trovare delle bellissime borse il cui acquisto permetterà al progetto Craftbeauty di proseguire.

Se volete saperne di più, visitate il sito del progetto.

 

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Migrazioni, l’Europa deve fare di più

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FOCSIV è tra i firmatari dell’appello che è stato inviato a Gentiloni, Minniti e Alfano e alle commissioni esteri e difesa del Parlamento.

Ci teniamo a condividerlo con tutti voi!

 

COMUNICATO STAMPA

Consiglio Ue, 22-23 giugno

MIGRAZIONI, L’EUROPA DEVE FARE DI PIÙ

Urgente una nuova Agenda europea e italiana sulla politica migratoria

Dei 65,6 milioni di rifugiati e sfollati del mondo, l’Europa ne accoglie solo 3,5 milioni, lo 0,68% della popolazione europea

Appello congiunto di 9 reti di organizzazioni della società civile

Roma, 20/6/2017_Una lettera aperta inviata ieri al Governo, al Parlamento e agli Europarlamentari italiani per chiedere un cambio di rotta nella gestione europea e italiana della crisi migratoria.

Alla vigilia del Consiglio Ue del 22 e 23 giugno, le reti delle organizzazioni della società civile italiana – al lavoro ogni giorno al fianco delle decine di migliaia di migranti arrivati nel nostro paese e per lo sviluppo umano nei paesi di origine e transito – lanciano un appello congiunto alle istituzioni italiane ed europee indicando in una road map (link a paper), le misure indispensabili e urgenti per un cambio di rotta nella gestione dei flussi migratori in Italia e una nuova e più efficace Agenda Europea.

“Sono passati due anni dall’adozione dell’Agenda Europea sulla Migrazione (European Agenda on Migration) – scrivono le organizzazioni firmatarie –  vale a dire l’insieme di misure per la gestione delle migrazioni sia all’interno che all’esterno delle frontiere dell’UE. Ebbene in questo tempo abbiamo assistito all’attuazione delle principali misure di cooperazione con i paesi di origine e transito mediante il Migration Partnership Framework, all’apertura degli “hot spot” in Grecia e in Italia e all’adozione del meccanismo di ricollocamento (relocation). Ma non possiamo affermare che la condizione delle persone migranti che arrivano in Europa sia migliorata né quella dei paesi europei che sono in prima linea come Italia e Grecia”.

Diversi i punti a destare perplessità nelle politiche adottate per affrontare una crisi in cui si conta il più alto numero di sfollati e rifugiati dalla Seconda Guerra Mondiale, con 65,6 milioni di persone costrette a lasciare la propria casa a causa di conflitti, disastri naturali persecuzioni o violazioni dei diritti umani. Basti guardare all’impegno europeo nell’accoglienza. che appare del tutto insufficiente: a fine 2016, secondo i dati dell’UNHCR in Europa erano presenti 3,5 milioni tra richiedenti asilo e rifugiati, ossia lo 0,68% della popolazione europea. Uno sforzo in termini di ospitalità di rifugiati in cui i paesi dell’UE hanno accolto solo circa 5% dei rifugiati del mondo.

L’approccio securitario dell’Agenda Europea e italiana

“L’Agenda si è rivelata sostenuta da logiche securitarie, tendenti ad escludere dal territorio europeo i migranti, delegandone la gestione a paesi terzi già sovraccaricati di responsabilità”, continuano le organizzazioni firmatarie nella lettera inviata ieri. Su tutti a destare maggior preoccupazione sono le conseguenze dell’accordo tra Ue e Turchia ad oltre un anno dalla sua adozione. Un provvedimento che senza fermare davvero i flussi verso la Grecia, ha avuto come effetto diretto di intrappolare nel paese ellenico decine di migliaia di persone costrette a sopravvivere in condizioni disumane, costringendone molte altre ad intraprendere rotte sempre più pericolose – ad esempio attraverso la Bulgaria – ed esponendole quindi a trattamenti inumani e degradanti. Sorte uguale toccherebbe ai migranti nei paesi di transito e origine africani, se l’accordo tra Italia e Libia – avvallato dall’Unione europea –  trovasse piena applicazione.

“La chiusura della rotta centrale del Mediterraneo non servirà a bloccare i flussi, ma solo a fargli prendere altre strade, più pericolose e infestate di trafficanti di esseri umani. facendo crescere in maniera rilevante il numero dei morti in mare – aggiungono i firmatari dell’appello – E’ indispensabile regolarizzare i flussi offrendo misure di reinsediamento, canali umanitari, ricongiungimenti familiari, e disponibilità all’entrata nel mercato del lavoro, con una responsabilità realmente condivisa”.

Un quadro a cui si aggiunge l’applicazione in modo illegittimo del sistema hot spot in Italia –  in quanto non supportato da alcuna norma – per di più a fronte del non rispetto degli impegni sulla relocation dei migranti a livello europeo: su 160.000 richiedenti asilo da ricollocare da Grecia e Italia verso altri stati membri, ne sono stati ricollocati solo 21.313 al 15 giugno 2017.

Il rischio rappresentato dai nuovi CIE in Italia: fondamentale andare oltre l’emergenza

Veniamo infine alle conseguenze delle misure introdotte dai cosiddetti decreti Minniti-Orlando, che presenta gravi rischi di retrocedere rispetto alla tutela dei diritti dei migranti.

Tra i punti che destano maggiore contrarietà da parte delle organizzazioni firmatarie dell’appello, il ruolo dei Centri permanenti per il rimpatrio (CPR), nuova denominazione per gli attuali CIE, che saranno creati in ogni regione senza, ad oggi, avere certezze sulle modalità con cui sarà garantito il pieno rispetto dei diritti delle persone trattenute. Già perché assieme viene prevista l’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto di asilo e la limitazione del contraddittorio nell’unico grado rimasto; oltre alla previsione di un’unica procedura per le espulsioni, che sarà valida tanto per chi ha commesso reati e viene da periodi di detenzione, che per il lavoratore straniero privo del permesso di soggiorno, magari perché costretto a lavorare in nero o a lavori stagionali di breve durata.

 

Basta guardare i dati. In Italia nel 2016 abbiamo avuto circa 180 mila arrivi via mare e circa 174.000 persone sono state inserite nel sistema di accoglienza, pari allo 0,2% della popolazione italiana.  Allo stesso tempo i minori stranieri non accompagnati censiti ad aprile di quest’anno erano 15.939 mentre quelli semplicemente scomparsi dal sistema di accoglienza nel 2016 sono stati 27.995 (un +27,94% rispetto al 2015).

Le richieste per un cambio di rotta

Per correggere l’attuale approccio definito dall’Agenda Europea per le Migrazioni e i provvedimenti assunti dal Governo italiano, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi che:

1.     I cosiddetti compacts, definiti con i paesi terzi, siano finalizzati a favorire politiche di sviluppo umano sostenibile nei paesi di origine e di transito dei flussi migratori e non al mero controllo delle frontiere

2.     L’UE e gli Stati membri effettuino operazioni di ricerca e salvataggio (SAR) per il solo scopo di salvare vite umane

3.     L’UE e i suoi Stati membri garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso ad un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo

4.     I richiedenti protezione internazionale in Europa abbiano il diritto a una procedura giusta ed efficace

5.     Chiunque richieda la protezione internazionale in Europa, inclusi tutti quelli in attesa di pronunciamento o già respinti e in attesa di rimpatrio, abbia diritto a ad un’accoglienza dignitosa ad accedere a servizi adeguati

6.     Gli stati membri rivolgano particolare attenzione alle esigenze specifiche delle donne, dei bambini e delle persone vulnerabili, indipendentemente dalla nazionalità o dalla concessione del diritto asilo

7.     I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati

8.     Gli Stati Membri contribuiscano per la loro parte alla risposta globale sul forced displacement

9.     Gli Stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti

10.  Il reinsediamento, i visti umanitari e altri programmi di condivisione delle responsabilità, tra gli Stati membri dell’UE, vengano gestiti in modo trasparente. Dando la priorità alle persone più vulnerabili e non discriminando sulla base della nazionalità, della religione, del genere o dell’etnia.

11.  L’UE e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi di origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani, e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo

12.  Gli schemi e le procedure di ricongiungimento familiare per rifugiati e richiedenti asilo siano facili da praticare e garantiscano che le famiglie siano in grado di riunirsi nel minor tempo possibile

 

FIRMATARI

Tavolo Asilo*, AOI, Concord Italia, FOCSIV, CINI, Link 2007, Coonger, COP, Marche solidali

*Per il Tavolo Asilo: A BUON DIRITTO, ACLI, ARCI, ASGI, CENTRO ASTALLI, CNCA, FCEI, FOCUS-CASA DEI DIRITTI SOCIALI, MEDU, OXFAM

 

 

 

 

Agenda migrazione BP_21_6_2017

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Cinemigrante 2017 – Io sto con la sposa

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L’8 giugno 2017 si terrà il secondo appuntamento della rassegna “Cinemigrante“; in questa serata si parlerà di Siria, con la proiezione del lungometraggio “Io sto con la sposa” di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry (Italia-Palestina, 2014, durata: 89’).

La serata

L’inizio della serata è previsto per le ore 18, presso la Mediateca Ugo Casiraghi di Gorizia, dove si terrà un incontro di approfondimento sul tema Siria. Interverrà Fabio Romano, cultore di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Trieste, dipartimento di Scienze Politiche e sociali.
Alle 19 la Bottega Equomondo di Gorizia offrirà un aperitivo equo solidale arricchito da cibi tipici della Siria.
Infine, alle 20 è prevista la proiezione del film “Io sto con la sposa”, presso la sala 3 del Kinemax di Gorizia.

Si ricorda che l’entrata è libera e gratuita.

Cos’è Cinemigrante

Cinemigrante è un’iniziativa volta a valorizzare le molteplici specificità culturali e a favorire relazioni pacifiche e costruttive tra gruppi di provenienza diversa presenti sul nostro territorio.

Cinemigrante è organizzato da CVCS – Centro Volontari Cooperazione allo Sviluppo e dalla Caritas Diocesana di Gorizia.
In collaborazione con la Bottega Equomondo, Kinemax Gorizia, Transmedia, Mediateca “Ugo Casiraghi” di Gorizia e l’Associazione Palazzo del Cinema.
Con il contributo finanziario dell’8×1000 della Chiesa Cattolica.

Trama

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri.
Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013. (fonte: http://www.iostoconlasposa.com/)

Il trailer

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