ICT for social good – Empowering people through tech

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ICT FOR SOCIAL GOOD

Empowering people through tech

Un premio per gli innovatori locali nei Paesi a basso reddito

perché l’innovazione è una potente forza di sviluppo locale,

capace di generare idee che rivoluzionano la vita delle comunità

Scadenza candidature 30 aprile 2017

#ICT4people

Le ICT -Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione- sono solo cosa da Silicon Valley? Tutt’altro. Secondo quanto affermato dalla Banca Mondiale, siamo nel mezzo della più grande rivoluzione dell’informazione e della comunicazione di tutta la storia umana. Oggi nel mondo, oltre il 40% della popolazione è connesso a Internet e, nonostante molte aree o fasce sociali restino ancora estranee a questo cambiamento, nei Paesi più poveri è comunque più facile che in casa vi sia un telefono cellulare, piuttosto che l’acqua potabile o una toilette.

Dalle mappature indigene in Amazzonia per proteggere la foresta, alle ostetriche in Bangladesh che monitorano le pazienti a chilometri di distanza tramite sms, alle comunità di allevatori in Sahel che curano gli animali grazie alle informazioni di un’applicazione, fino all’e-commerce via radio o ai droni per portare medicinali nelle zone remote, sono moltissime le idee creative di uso della tecnologia digitale per risolvere problemi sociali, che nascono o vengono adattate dalle comunità locali nei paesi a basso reddito.

Per questo è nato il Premio ICT for Social Good,  organizzato da Ong 2.0 con il sostegno strategico e finanziario di Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo in collaborazione con Fondazione Mission Bambini all’interno del programma “Innovazione per lo sviluppo.

L’obiettivo è intercettare, conoscere e sostenere quella miriade di progetti, realtà, idee innovative create dal basso che spesso faticano a essere riconosciute e a partecipare ai programmi di sviluppo internazionale, ma che rappresentano un terreno fertile da cui partire per costruire un nuovo approccio alla cooperazione internazionale e allo sviluppo locale.

Per candidarsi al Premio non è necessario aver sviluppato una nuova tecnologia ma solo dimostrare di usarne una esistente per fini sociali nelle aree geografiche indicate dal regolamento (scaricabile dal sito del premio).

Sicurezza alimentare, water and sanitation, salute, educazione, diritti umani e partecipazione democratica sono i temi al centro dell’interesse del Premio. Qualunque iniziativa in questi settori realizzata con il supporto di ICT da realtà locali (associazioni, cooperative, ong locali, piccoli imprenditori, aziende) sarà più che ben accetta. Tutti i progetti presentati, anche quelli che non raggiungeranno la selezione finale, saranno raccontati sul sito di Ong 2.0 e diffusi sui media nazionali e internazionali affinché si conosca l’impegno e la creatività degli innovatori locali.

Il progetto ritenuto migliore da una commissione internazionale di esperti riceverà un premio di 12.000 euro. Un premio speciale di 10.000 euro, denominato “ICT 4 Children”, verrà messo a disposizione da Fondazione Mission Bambini e sarà assegnato all’idea che risulterà essere maggiormente in linea con la missione dell’organizzazione dimostrando una particolare rilevanza per i minori. I vincitori saranno invitati in Italia in occasione dell’evento finale del programma “Innovazione per lo Sviluppo” supportando in quell’occasione il loro incontro con realtà imprenditoriali e centri di ricerca italiani che possano essere interessati a sostenere o sviluppare ulteriormente i progetti vincitori.  I progetti possono essere presentati in Italiano, Inglese, Francese e Spagnolo.

Il premio è organizzato in collaborazione con: SocialFare, E4Impact, Nexa Center, MoxOff. Media partner: agenzia Dire

Qui potete trovare il comunicato stampa ufficiale in pdf.

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Per informazioni:

ict4people@ong2zero.org

http://ictforsocialgood.org/

www.ong2zero.org

tel 0039-011-899382

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Restoring Justice

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Si avvicina la conclusione del progetto “QALAUMA: UN MODELLO ALTERNATIVO DI RIABILITAZIONE SOCIALE E PREVENZIONE PER I MINORI IN CONFLITTO CON LA LEGGE IN BOLIVIA” e l’avvio del nuovo progetto approvato e finanziato dal MAECI “Restoring Justice: attivando modelli innovativi in materia di giustizia penale minorile e prevenzione della delinquenza giovanile per la diffusione della cultura riparativa in Bolivia”, promosso da ProgettoMondo MLAL e di cui CVCS è partner.

Le condizioni attuali

L’iniziativa intende affrontare il problema dei minori in conflitto con la legge, costretti a subire la precarietà di funzionamento del sistema di giustizia boliviano ove la maggior parte dei minori e giovani reclusi è in attesa di sentenza (92%) in condizione di detenzione preventiva. Questa condizione dura spesso mesi e anni prima che il giovane acceda a regolare processo. Nelle carceri esiste una condizione di sovraffollamento strutturale (295%) che colpisce anche i minori. Del totale dei giovani detenuti, 1387 sono rinchiusi in carceri per adulti in attesa di una revisione del proprio caso secondo le disposizioni del nuovo codice, in una situazione di palese lesione dei propri diritti. In materia di sicurezza cittadina e prevenzione le problematiche attengono: (a) Approccio essenzialmente “repressivo”, basato su politiche di cosiddetta mano dura[1] dimostratesi strumenti di deterrenza fallimentari come testimoniano i trend relativi agli indici di criminalità (b) Le autorità preposte mancano della cultura istituzionale, degli strumenti metodologici e del know how tecnico per implementare adeguatamente le misure previste dal nuovo CNNA, in particolare in relazione alle politiche di prevenzione.

L’Obiettivo Generale

L’Obiettivo Generale è contribuire alla promozione e protezione dei diritti delle bambine, bambini, adolescenti boliviani in situazione di conflitto con la legge e alla diffusione di meccanismi di responsabilizzazione sociale in materia di prevenzione del crimine e sicurezza cittadina”.

L’Obiettivo Specifico

L’Obiettivo Specifico è quindi di favorire l’implementazione del nuovo Codice Niños, Niñas y Adolescentes (NNA) in materia di giustizia penale minorile e prevenzione, favorendo dinamiche di collaborazione interistituzionale, il rafforzamento della società civile organizzata e la diffusione della cultura riparativa in Bolivia”. Affinché ciò sia possibile si prevede che vengano: R.1 Attivati ed adottati servizi e programmi interistituzionali pilota con approccio riparativo per giovani in situazione di conflitto con la legge e vittime di reato in ottemperanza alla normativa vigente; R.2 Consolidate le conoscenze, competenze e capacità esecutive degli operatori sociali e di giustizia del sistema penale minorile; R.3 Sperimentati programmi di prevenzione della conflittualità sociale e sicurezza pubblica con approccio riparativo a partire dal coinvolgimento attivo delle istituzioni, la società civile organizzata e le comunità.
[1] Basate su un inasprimento delle pene, tipificazione di nuovi delitti, largo ricorso alla detenzione preventiva

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In carcere senza colpa: prigione preventiva e diritti umani

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Il centro Qalauma a La Paz (foto di Claudia Marini)

Prigione preventiva in Bolivia

La Bolivia occupa il primo posto per l’utilizzo della prigione preventiva, circa l’84% sul totale della popolazione carceraria, una situazione che ha generato preoccupazione negli organismi internazionali di protezione dei Diritti Umani.

Otto persone su dieci detenuti non hanno la condanna ma vengono, in seguito ad una accusa, inseriti nei centri penitenziari del Paese, lo Stato giustifica questa misura sostenendo che internando le persone incolpate si protegge la società da ulteriori atti criminali che queste persone possono commettere ottenendo così la riduzione del tasso di delinquenza, la realtà è che alcuni di loro non sono colpevoli e ponendoli nelle Istituzioni totali si possono evolvere sì in futuri criminali.

Il progetto del CVCS

Lavorando a Qalauma, nel progetto ‘’Minori in carcere, un modello di riabilitazione e reinserimento sociale  per adolescenti in conflitto con la legge in Bolivia’’  la speranza che ho ascoltato di molti ragazzi è di non evolversi in futuri criminali come spesso succede nei penitenziari per adulti  dove gli adolescenti e i giovani venivano dirottati prima della realizzazione di Qalauma,  così per alcuni, entrare in carcere non protegge da nuovi reati la società, ma crea una maggiore criminalità quando questi non sono protetti sufficientemente dall’Istituzione coatta in cui vengono inseriti.

Secondo il piano quinquennale sul Progetto Pilota Post Penitenziario coordinato dall’Ong italiana CVCS nel quale sto lavorando, nel 2015 soltanto circa il 10% dei ragazzi aveva una sentenza definitiva di condanna, inoltre va sottolineato che il processo penale potrà avere una durata massima di trentasei mesi quindi circa tre anni prima di arrivare ad una sanzione penale definitiva. A tal ragione per molti giovani ed adolescenti di Qalauma la detenzione rappresenta una forma di ingiustizia che non permette il loro normale e sano sviluppo, ma bensì un blocco rispetto ai loro progetti e alle loro normali tappe di crescita.

In uno Stato di Diritto democratico, il principio di presunzione di innocenza costituisce la base di un debito processo legale e il mezzo con la quale lo stesso si fa rispettoso dei diritti umani, ci sono ovviamente alcuni casi in cui è giusto applicare questa forma di protezione sicura per la società o per le persone dirittamente vicine all’imputato, come nei casi di omicidio, terrorismo, arresto in flagranza di reato, caso di reincidenza, ma non per i casi più lievi.

La legge boliviana

La Dichiarazione Americana dei diritti e doveri dell’uomo assume infatti con l’Art.  25 ‘’nessuno può essere privato della sua libertà, a parte alcuni casi e secondo le forme stabilite precedentemente”, la legge Boliviana allo stesso modo sostiene con la sua costituzione politica e legislazione: Art. 23 ‘’ tutte le persone hanno diritto alla libertà e sicurezza personale. La libertà personale solo potrà essere ristretta nei limiti segnalati per legge, per assicurare la conoscenza della verità storica nella attuazione delle istanze giuridiche’’. A livello teorico quindi la Giustizia Boliviana difende le persone incolpate, ma è il sistema di amministrazione di giustizia penale che continua nella stessa direzione con l’applicazione eccessiva della prigione preventiva, situazione che ha posto il Paese dentro ad uno sguardo nazionale per il grande tasso di detenuti senza condanna.

La situazione attuale

Fortunatamente le statistiche pubblicate in un articolo uscito da poco sul ‘’Periodico Pagina Siete’’ ci dicono che la prigione preventiva per gli adolescenti è diminuita dal 92% al 40% a seguito dell’implementazione del nuovo ‘’Código de niño y niña y adolescentes’’ (2014) con una riduzione del 52%, in quanto si è stabilito che l’intervento sulla società e sulla famiglia è più efficacie per reintegrare gli adolescenti e intraprendere un cammino alternativo per i giovani infrattori.

 

Altre foto del centro Qalauma

 

Fonti:

‘’Prisiòn preventiva y derechos humanos. Estudio de caso en cárceles de La Paz’’ Embajada Britanica La Paz, Union Europea, Fondacion Construir’’ Diciembre 2014

‘’Plan quinquenal de implementacion del programa post egreso de apoyo y seguimento a la reisercion social de adolescentes que cumplieron medidas privativas de libertad’’ La Paz, giugno 2015

 

(Claudia Marini – Servizio Civile Bolivia)

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Le tisane consigliate per il mese di febbraio

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Le tisane “Respiro” e “Cuore”

Oggi parliamo di tisane, e in particolar modo di due prodotti provenienti dalla Bosnia-Erzegovina che l’UPP produce nei pressi della citta di Prijedor.

Ma che cos’è l’UPP?

L’UPP (Unione degli Agricoltori di Prijedor) è un’associazione che opera a favore dello sviluppo economico della comunità, utilizzando le risorse locali e le forme tradizionali di produzione. Come ben sappiamo, la Bosnia fino al 1994 fu teatro di guerra e questo portò ad una grande emigrazione della popolazione che viveva in quelle terre. Per combattere questo fenomeno, l’UPP dà lavoro a molte famiglie e a molti contadini bosniaci.

Le due tisane che vi proponiamo, ossia la tisana “Respiro” a base di menta, e la tisana “Cuore” a base di bacche di rosa canina ed iperico, si distinguono per i loro benefici e per le erbe contenute.

Le proprietà benefiche di queste erbe sono molteplici:

  • La menta ha un’azione rinfrescante, decongestionante, e fluidifica le secrezioni dell’apparato respiratorio. Infatti, anche nella medicina cinese, viene utilizzata contro il raffreddore, la febbre, e la tosse. Inoltre, a livello digestivo, la menta ha un’attività antispasmodica e permette l’inibizione della muscolatura liscia gastrointestinale e l’attività contrattile del colon.
  • L’iperico, grazie alla sua azione naturalmente sedativa e antidepressiva, può essere un ottimo rimedio nei periodi di grande stress e per regolare il riposo notturno. Questa pianta è inoltre nota per la sua proprietà balsamica, antibatterica ed anticatarrale.
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Aria di cambiamento

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L’arrivo a La Paz

Sono arrivata da tre settimane qua a La Paz, o poco più. Ricordo ancora il cuore che scesa dall’aereo e diretta verso l’uscita batteva e risuonava dentro me all’impazzata, difficile distinguere se per l’emozione o per questi 3600 metri che ti fan mancare il fiato. Cambio l’ora dell’orologio, le lancette vanno indietro di cinque ore: sono le 22.30. Scendere in taxi dall’aeroporto, che si trova ad El Alto e dirigersi verso La Paz mi lascia senza parole, guardandomi intorno vedo muri di stelle e di luci che illuminano la città, nella sua caoticità e allo stesso tempo semplicità, mi appare subito un luogo da poter chiamare casa.

Qualche giorno di assestamento per ambientarmi, conoscere o per lo meno presentarmi alla realtà, ai volontari delle varie associazioni e ai progetti che sostengono e per entrare in prima persona a fare parte del mondo di CVCS.

I miei compiti

La mia presenza all’interno del progetto si affaccia verso differenti aree, ed è riflesso di una forte collaborazione ed alleanza tra CVCS e MLAL, entrambe ONG che da anni a La Paz stanno volgendo le loro azioni verso una nuova concezione di giustizia e nuove linee di intervento nell’ambito del sistema penale giovanile.

Al momento, sono immersa in una fase conoscitiva del contesto: da una parte mi sto dedicando a conoscere le varie istituzioni pubbliche e private coinvolte nell’ambito della giustizia giovanile, tutela e difesa dei diritti, sistema penitenziario, politiche sociali (Sedeges, CDC, Governación, Regime Penitenciario, Defensoria del Pueblo…), tramite la partecipazione a riunioni, laboratori e momenti di dialogo condivisi. Questo con lo scopo primario di aprire nuove porte, rafforzare e allargare la rete territoriale con cui tali ONG stanno cooperando.

Dall’altra la mia presenza è investita in alcune strutture educative e reintegrative presenti a La Paz, ovvero il Centro Qalauma e il Centro de Orientación.

Il Centro de Orientación

Quest’ultimo centro è risultato del nuovo codice “Niña, Niño y Adolescente” (Ley 584, del 17 Luglio 2014), grazie al quale è stato creato il sistema penale giovanile con applicazione dei meccanismi di giustizia riparativa. Il Centro de Orientación si colloca assieme al Centro de Reintegración come misura socio-educativa per minori e adolescenti, con finalità educativa e di reintegrazione sociale, dandogli la possibilità di scontare qui la propria pena o parte di essa.

La situazione attuale

Nonostante a livello legislativo siano entrate in vigore queste norme, il processo di applicazione e di comprensione dei nuovi meccanismi richiede ancora del tempo. Si tratta di affrontare non solo un cambiamento a livello di procedure di giustizia giovanile, ma anche un cambiamento di mentalità sia per quanto riguarda le istituzioni che se ne occupano, sia a livello comunitario. Questo a supporto dell’idea della persona non quanto adolescente che deve essere punito perché ha commesso il delitto, quindi una visione centrata sul danno e sulla pena, ma piuttosto centrata sulla persona nella sua globalità, nelle sue diversi componenti e sulle potenzialità della stessa, facendo leva su processi di responsabilizzazione e consapevolizzazione.

È nata quindi la necessità di creare delle strutture e delle leggi che siano volte non allo sconto della pena in sé ma ad una riabilitazione, una reintegrazione ed un reinserimento sociale e lavorativo che valorizzi il minore e che gli offra le risorse per ricominciare, a discapito di un approccio che aumenta il rischio di recidiva della persona una volta uscito dal centro.

In questo istante mi sento avvolta da un continuo flusso di stimoli: respirando quest’aria di cambiamento, ora il fiato non mi manca più ed è molta la voglia di calpestare un terreno non ancora del tutto battuto.

 

Sara e Claudia, le volontarie del Servizio Civile in Bolivia

(Sara Soldavini – Servizio Civile Bolivia)

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