La Paz querida – “Mia cara La Paz”

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Quando è l’ora del ritorno, della partenza, sono tante le cose che si portano via con sé e tante le cose che si lasciano lì, a volte a malincuore, altre volte perché si è consapevoli che è proprio lì il che deve rimanere. Posso dire, in questo tempo, di aver visto posti completamente diversi tra loro, di aver conosciuto persone con un pensiero differente dal mio, ma anche differente tra loro. La Bolivia è una scoperta continua, è un insegnamento dopo l’altro e un continuo accorgersi di essere a bocca aperta. Ti accorgi così, da un giorno all’altro, di aver assunto delle abitudini che prima non erano tue, di parlare di argomenti che neanche potevi immaginare di sapere, di fare parte di una realtà diversa e di viverla come la tua normalità.

Ho deciso di utilizzare queste righe come riassunto di un’esperienza, come chiusura di un capitolo e premessa per l’inizio del successivo: chiusura di un capitolo dedicato ai ragazzi del Centro di Orientamento per adolescenti con responsabilità penale, alla sua équipe, a CVCS e ProgettoMondoMLAL che mi hanno dato l’opportunità di entrare in un mondo ancora inesplorato, e dedicato a me, alle sfide superate e alle occasioni sfruttate e fruttate al meglio.

Il Centro di Orientamento è stato fin dall’inizio una nuova sfida per l’area della giustizia minorile e soprattutto per la concreta realizzazione dei meccanismi di giustizia riparativa, oltre che la dimostrazione di una collaborazione positiva tra i Servizi Sociali del Governo di La Paz (SEDEGES) e il mondo delle ONG impegnate in quest’area.

C’è però da dire che è stato molto di più! Per me, ha costituito un mondo in cui poter muoversi: a volte contando i propri passi, mantenendo quella giusta distanza, altre volte correndo esplorandone tutto il perimetro fino a non sentir più le gambe, altre volte muovendosi in punta dei piedi, con delicatezza. Mi ha permesso di vedere le diverse facce della città, rappresentate dai volti e dalle voci dei ragazzi del centro, dai murales presenti sulle facciate dei palazzi o sui resti di una casa abbandonata e non più ricostruita, dagli odori, i sapori, i colori che cambiano da una cuadra (una via) all’altra e che ti permettono di riconoscere dove sei, in quell’istante preciso.

Il Servizio Civile rappresenta uno scambio continuo tra dare-ricevere, tra scontro-incontro, tra scoperta e dubbio. E’ un’esperienza che ti scuote e ti attiva, ti coinvolge e ti stravolge. Ti mette davanti a te stesso, e pone te stesso davanti una realtà differente da quella a cui sei abituato, fino a che non inizi a sentirti parte di essa, e non solo, la prendi così a cuore che ti batti per le ingiustizie con cui ogni giorno ti devi scontrare.

Stare immerso in un’area come quella penale, permette di riformulare il significato della parola errore, considerandola non primariamente come un qualcosa di cui la persona ha la colpa di aver commesso, ma come opportunità, come inizio di una presa di coscienza, come generatore di cambiamento e come atto di responsabilità da parte della persona stessa che, dopo un momento di caduta, cerca e riconosce le cause che vi sono dietro a tutto questo. Avere la opportunità di appoggiare la persona in questo processo, credendo nella potenza della volontà e nel potere personale che ognuno di noi ha dentro di sé, è stato, per quanto mi riguarda, un elemento di grande crescita personale e soprattutto umana.

Questa Bolivia, questa La Paz, mi ha insegnato che le differenze possono unire e non dividere, che da 3600 metri si può guardare all’orizzonte e individuare ogni giorno nuove prospettive, che si può costruire qualsiasi cosa in qualsiasi luogo e che ognuno di noi ha un suo posto nel mondo, in ogni posto del mondo.

Grazie a tutti coloro e a tutto ciò che hanno arricchito quest’esperienza.

 

(Sara Soldavini)

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