Rappresentazione teatrale con Fierascena: “Africana, una storia che ci riguarda“

Giovedì 7 dicembre si è svolto l’ultimo dei tre appuntamenti della rassegna cinematografica “Sguardi sull’Africa”: stiamo parlando di “Africana, una storia che ci riguarda“, una breve ma intensa rappresentazione teatrale organizzata da Fierascena sui temi della diseguaglianza nord-sud del mondo, sui problemi legati al mercato del coltan nell’industria della telecomunicazione e aerospaziale e ultimi, ma non meno importanti, i problemi legati alla risorsa “acqua”.

Dopo questa brevissima introduzione obbligata, vorrei parlavi in prima persona di questa esperienza a cui ho preso parte come volontaria del CVCS. Mettetevi comodi e leggete questa piccola storia.

Il laboratorio teatrale

“Ci sarebbe questo laboratorio teatrale di tre incontri con Elisa Menon di Fierascena, per preparare la rappresentazione conclusiva di “Sguardi sull’Africa”. Verranno anche coinvolti alcuni ragazzi africani provenienti dal CARA di Gradisca, vuoi partecipare?” Con questa domanda, fatta un po’ per caso, è iniziato questo piccolo viaggio.

Ero entusiasta all’idea di conoscere per la prima volta da vicino dei ragazzi che provengono da un luogo così lontano e che hanno esperienze di vita così diverse dalla mia.

Divisa tra curiosità e incertezza, entro nella sala parrocchiale di San Rocco per il primo incontro di preparazione. All’interno vedo un gruppo di ragazzi, italiani e africani, seduti su delle sedie disposte in cerchio: le ragazze si guardano intorno, i ragazzi sono chini sui loro cellulari. Tutti sono in attesa.

Si comincia.

Come potete immaginare, le presentazioni hanno dato inizio alla serata, e subito il clima si è riscaldato. Tutti noi avevamo voglia di dare e di ricevere in uno scambio ininterrotto. Elisa Menon di Fierascena è stata eccezionale nel dirigerci in questo viaggio all’interno di ognuno di noi, ed è riuscita con la sua potente semplicità a trasformarci in un’unica entità. Non eravamo più singoli individui.

Così ho conosciuto Miriam, Ousman, Bubacarr, Marco, Ibrahima, Stefania e tutti gli altri.

La rappresentazione

La rappresentazione è stata un successo. Molto emozionante e partecipata, anche il pubblico è stato coinvolto ed ha avuto un ruolo attivo in una parte della performance. La serata si è conclusa con un piccolo rinfresco offerto dalla Bottega Equomondo di Gorizia.

Risate e divertimento, tristezza e commozione ci hanno accompagnati in questo percorso di unione. Come tutte le cose anche questa avventura è giunta al termine e quando penso a cosa mi ha lasciato dentro, mi sento di dire che l’energia e la forza che si genera quando si lavora assieme per un obiettivo comune è il motore che muove ogni cosa. Quando i pregiudizi e  le paure vengono lasciate fuori dalla porta e ci si sente in simbiosi, uniti tutti dalla nostra umanità, ci si riconosce semplicemente come esseri umani. Questa comunione con il prossimo e l’affidarsi agli altri ci fa sentire parte di qualcosa che va oltre alla nostra cd. “comfort zone”, ci spinge a superare l’individualismo a cui siamo abituati. Quando c’è condivisione, si genera amore, e non sto usando impropriamente questa parola: forse è la prima volta che la uso nel suo significato più profondo, come amore per la vita.

Spero di non essere andata troppo fuori tema, ma queste sono le emozioni che volevo trasmettere a tutti voi.

FELICE ANNO NUOVO!