I fiori gialli nel corridoio grigio

Testo e foto di Sara Berardi, civilista in Bolivia

“Nel carcere femminile del Centro de Orientación Femenina de Obrajes, a La Paz, c’è un corridoio minuscolo. Non è uno di quei corridoi lunghi che si immaginano quando si pensa a un carcere. È uno spazio stretto, quasi un passaggio, dove si affacciano tre porte: il nostro ufficio, la biblioteca e l’ufficio di un’altra associazione. È lì che ho conosciuto Alda.

Quando ho iniziato a lavorare qui, sette mesi fa, passavo davanti alla porta della biblioteca ogni giorno per andare in ufficio. All’inizio era solo uno scambio di sorrisi poi sono arrivati i saluti. Poi, piano piano, le chiacchiere.

Alda gestisce la biblioteca del carcere. È una donna che ha un modo tutto suo di prendersi cura delle cose: i libri sono ordinati con una precisione quasi affettuosa e sugli scaffali ha appeso dei fiori gialli, luminosi, che danno colore a un posto che altrimenti sarebbe solo grigio.
A volte mi invitava a fermarmi un momento. “Pasa, conversamos un rato”, mi diceva. E così, tra una giornata di lavoro e l’altra, abbiamo iniziato a parlare.

Succedeva anche che arrivassi davanti al nostro ufficio e trovassi la porta chiusa. Non tutte abbiamo le chiavi e spesso dobbiamo scambiarcele tra colleghi. In quei momenti Alda mi faceva segno di entrare in biblioteca e mi diceva di lasciare lì le mie cose. Così ho iniziato ad aspettare in mezzo ai suoi libri, seduta su una sedia o appoggiata al tavolo mentre lei sistemava gli scaffali.

È così che è nata la nostra amicizia: da passaggi quotidiani, da sorrisi ripetuti, da piccoli momenti rubati nel corridoio.
Poi è arrivato il progetto “Huellas de Oportunidad”.
Nel carcere non c’è quasi mai spazio per organizzare attività, quindi i talleres (laboratori) li abbiamo fatti proprio lì, in quel corridoio. Le donne sedute in cerchio, i materiali sparsi, le voci che riempivano quello spazio stretto.

In qualche modo, anche se Alda non partecipava al progetto, ne faceva parte lo stesso. Passava, osservava, a volte commentava qualcosa. Il corridoio era diventato uno spazio vivo. Perché dietro ogni progetto non ci sono solo attività, incontri o risultati da raccontare. Ci sono anche questi incontri inattesi: persone che si incrociano, conversazioni che nascono per caso, amicizie che trovano spazio anche nei luoghi più improbabili.

Poi, un giorno, la biblioteca si è allagata.
I libri sono stati spostati, gli scaffali riorganizzati dove possibile. E così quel corridoio, che già era luogo di passaggio, di talleres e di conversazioni, è diventato anche la nuova biblioteca. Alda ha rimesso tutto in ordine con la stessa cura di sempre: libri allineati, piccoli dettagli sistemati, e quei suoi fiori gialli che continuano a dare luce a uno spazio che non era pensato per essere una biblioteca.

Con Alda parliamo di tante cose. Parliamo del mare, soprattutto. Lei viene da un piccolo paesino vicino Montevideo in Uruguay  e io vengo da un piccolo paesino vicino Bari, in Puglia. Due posti lontanissimi ma con lo stesso vento caldo e lo stesso odore di sale. È curioso parlare di spiagge e tramonti mentre siamo qui, a più di 3.600 metri di altezza.

Poi parliamo di cose leggere: smalti colorati, occhiali da sole, minigonne che presto tornerà a mettere, mi dice.
E a volte arrivano anche le storie più difficili. Parliamo del passato, di uomini che si sono approfittati della nostra fiducia, di giustizia che non sempre sembra funzionare allo stesso modo per tutti. Alda sta preparando un ricorso per la sua sentenza. Dice che è sbagliata. Io non conosco ogni dettaglio della sua storia, ma quando me ne parla lo fa con una convinzione calma, con una speranza che resiste. E io scelgo di fidarmi.

Tra libri, talleres e pause improvvisate, il corridoio è diventato un luogo di incontro.

Alda uscirà a fine mese. Non sappiamo ancora esattamente quando. Qui le date non sono mai così precise. Ma sapere che quel momento si avvicina mi riempie di felicità per lei. E allo stesso tempo di una piccola nostalgia.

Qualche giorno fa Alda mi ha regalato una pinza per capelli. Ne ha una identica anche lei. Mi ha detto che così, anche se forse non ci rivedremo mai più, da qualche parte nel mondo ci saranno due donne con la stessa pinza tra i capelli che ricordano lo stesso corridoio.

Quando Alda uscirà, qualcun’altra prenderà il suo posto nella biblioteca. I libri continueranno a passare di mano in mano, il corridoio continuerà a riempirsi di voci e di passi. Ma io so che, ogni volta che passerò di lì, penserò a lei.
A Montevideo, al mare che ci accomuna, ai fiori gialli tra gli scaffali, alle nostre conversazioni su smalti, giustizia e futuro.
E forse è proprio questo che lasciano gli incontri più inaspettati: piccoli oggetti, storie condivise e la certezza che, anche nei luoghi più improbabili, possono nascere amicizie che continuano a vivere ben oltre quel corridoio.”